Totò 52 anni fa” Fatemi Morire a Napoli”

Il 15 aprile è scoccato il 52° anniversario della morte di Antonio Grifo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfiro-genito Gagliardi de Curtis di Bisanzio, noti a tutti come Totò; il grande artista napoletano si spense a Roma nel 1967, ma ancora oggi i suoi film riescono a strappare sorrisi ed emozioni; La carriera del grande artista
Totò nato a Napoli nel 1898 viene tutt’oggi considerato come il comico italiano più popolare di tutti i tempi: nonostante una carriera lunga e ricca di successi, gran parte della critica cinematografica l’ha rivalutato solo dopo la morte, infatti lui stesso disse che il suo funerale sarebbe stato molto bello perché ci sarebbero stati elogi e grandi paroloni che lo avrebbero descritto come un grande attore, perché l’Italia è un bellissimo Paese dove per essere riconosciuti in qualcosa bisogna morire.
La sua eccezionale carriera la conoscono più o meno tutti, per fare qualche numero si potrebbero citare i più di cinquanta titoli portati al teatro, i quasi cento film a cui ha partecipato e le varie apparizioni televisive tra sketch pubblicitari e telefilm, come è impossibile dimenticare le varie canzoni e poesie scritte.
Tutti conoscono la sua carriera, ma pochi però conoscono i motivi per cui è morto Totò.
Alla fine degli anni cinquanta un corioretinite emorragica all’occhio destro lo rese cieco, ma anche dopo il superamento della malattia non riuscì a recuperare del tutto la vista; nonostante ciò Totò continuò a lavorare.
Chi lo visse nelle sue ultime ore ha raccontato che aveva una profonda nostalgia di Napoli e spesso diceva: “Vorrei morire a Napoli, mentre scrivo una canzone o in palcoscenico”.
Il suo autista Carlo Cafiero ricordò che la sera del 13 aprile mentre rientravano a casa Totò gli disse: “Cafie’, non ti nascondo che stasera mi sento una vera schifezza“, mentre la figlia Liliana, racconta che le sue ultime parole furono: “Ricordatevi che sono cattolico, apostolico, romano” ed a Franca Faldini disse: “T’aggio voluto bene Franca, proprio assai“.
Ebbe tre infarti in due ore. La stanza era affollata e tutti osservavano increduli il principe della risata che piano piano se ne stava andando.
Alle due di notte si svegliò e rivolgendosi al cardiologo disse: “Professo’, vi prego lasciatemi morire, fatelo per la stima che vi porto. Il dolore mi dilania, professo’. Meglio la morte”. Poi, rivolgendosi al cugino Eduardo: “Edua’, Edua’: mi raccomando quella promessa. Voglio morire a Napoli”
Il grande attore venne ricordato con tre funerali: il primo a Roma, città dove morì, il secondo a Napoli e il terzo presso il “suo” Rione Sanità

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