Tiziana Cantone, 103 indagati per il video hot ancora on line

Mentre in Italia procede l’indagine giudiziaria sulla morte dell’allora 31enne Tiziana Cantone, suicidatasi nel 2016 dopo la diffusione in rete di alcuni suoi video hard senza il consenso della giovane originaria di Giugliano, parallelamente l’inchiesta degli 007 statunitensi registra numeri importanti: 103 i nomi nel mirino dell’inchiesta aperta dalla Corte federale. E tutti riconducibili all’Italia. In particolare, 9 indirizzi IP, collegati a sette differenti account registrati su siti pornografici avrebbero pubblicato i video hard di Tiziana. In 96 avrebbero visionato i filmati senza denunciare dopo aver appreso del suicidio della donna. In più, gli utenti hanno potuto scaricare i file e alcuni hanno postato offese rivolte alla 33enne e alla madre. La legge sul revenge porn approvata in Italia è chiara: chi invia, consegna, cede o pubblica contenuti sessualmente espliciti, destinati a restare privati, è punito con la reclusione da 1 a 6 anni e una multa da 5 a 15mila euro. La mamma di Tiziana, Maria Teresa Giglio, rilancia: occorre un’ulteriore legge per garantire una corretta e capillare pulizia del web da tutto il materiale compromettente ancora in circolazione su internet su server internazionali, non americani, come accaduto per i video di Tiziana che restano visibili, ad esempio, su server russi. Se dunque tanto è stato fatto per difendere e tutelare il diritto alla privacy, la deriva del web non è ancora completamente arginabile e sanabile e la condanna alla gogna mediatica, come accaduto per Tiziana, può avere un epilogo tragico.

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