La Pasqua in Campania tra religione e tradizione

Le festività di Pasqua offrono da sempre l’occasione per staccare la spina e regalarsi un po’ di relax. Quest’anno ai più fortunati sarà consentito un mega ponte di vacanza data la prossimità del 25 aprile, Festa della Liberazione.
Tra le mete preferite dagli Italiani che decidono di trascorrere le proprie ferie nel Bel Paese non può mancare la Campania: prese d’assalto Napoli, Sorrento e l’isola d’Ischia. In particolare il capoluogo campano è tra le 10 destinazioni più ricercate al mondo dai visitatori nostrani in questi giorni. Secondo il portavoce di JetCost, infatti, “Napoli è bella tutto l’anno ed è ancora più ambita dai turisti quando arriva la bella stagione: offre il mare, cultura e ottima gastronomia”.
Terra di tradizioni secolari, in Campania nella Settimana Santa la religione si fonde con le usanze. La Pasqua è caratterizzata da una serie di riti rimasti intatti nei secoli e tramandati di generazione in generazione. In queste giornate a Napoli tutto si rinnova.
I rituali religiosi si compongono di una serie di tappe che hanno inizio la Domenica delle Palme in cui i fedeli ripercorrono la passione di Cristo e benedicono rametti di palme in ricordo del ritorno di Gesù a Gerusalemme.
Il Giovedì Santo è dedicato al rito dei Sepolcri per celebrare attraverso una funzione liturgica l’ultima cena mentre il Venerdì è riservato alle processioni. L’annuncio della Resurrezione di Cristo avviene la Domenica al suonare delle campane.
Insieme con l’aria di primavera la Pasqua a Napoli segna il desiderio di uscire dal torpore e dal grigiore dei lunghi mesi invernali. Il miglior modo per portare spirito di rinnovamento nelle case è rispettare la tradizione culinaria.
Tradizione significa che il giovedì santo il menù della sera sia a base di pesce. In particolare i partenopei usano cucinare la zuppa di cozze accompagnata con crostini di pane. Il Venerdì Santo è riservato alla preparazione della pastiera, dolce tipicamente napoletano a base di ricotta con grano e aromatizzato delicatamente con essenza di fiori d’arancio. L’organizzazione prosegue nel giorno successivo: il sabato è dedicato al casatiello o tortano, rustico ripieno di formaggi, salumi ed uova. Sembrerebbe che ci sia una differenza semantica sebbene i due termini siano spesso utilizzati dai napoletani in maniera interscambiabile. La variazione starebbe nelle uova: nel tortano sono sode e distribuite a spicchi, nel casatiello sono infornate crude con il guscio e disposte sulla superficie superiore dell’impasto.
Il pranzo pasquale si apre con la fellata, antipasto misto di salumi paesani tipici e formaggi, e prosegue con la minestra maritata, che vede l’accostamento della carne agli ortaggi e che è stata a lungo la pietanza del regno di Napoli prima di essere sostituita dai maccheroni. In alternativa, per i meno tradizionalisti, sfornato di tagliolini. Dopo questo matrimonio di sapori si arriva all’agnello con patate, piselli e cipolle per poi concludere con la pastiera.
Tanti gli eventi in programma quest’anno: all’Edenlandia domenica 21 Aprile sarà organizzata la grande caccia alle uova colorate per grandi e piccini mentre in Piazza Dante ci sarà uno street food festival molto gustoso e non mancheranno concerti.
Ma le vacanze di Pasqua terminano il Lunedì in albis, quando i napoletani si concedono una gita fuori porta. Le mete tipiche della Pasquetta sono la Reggia di Caserta, Pompei e le isole.

Anna Pirozzi Autore

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