BRUCIATE NAPOLI, IL FILM DI DELEHAYE ALL’ORIENTALE PER PARLARE DI DIRITTI E MEMORIA STORICA

I diritti umani, senza latitudini o appartenenze temporali di sorta, sono un tema universale, oggi come ieri e il cinema può accendere i riflettori su un tema sempre attuale e urgente.
Una finestra sulla storia per accendere la memoria e illuminare il presente, per non dimenticare. È questo e molto altro il mediometraggio “Bruciate Napoli” , sintesi delle parole dette da Hitler, di Arnaldo Delehaye, regista e sceneggiatore di quello che nelle intenzioni è un film tributo a Nanny Loy e il suo colossal del ’62 le quattro giornate di Napoli, dal quale si distacca per alcuni aspetti e per l’impronta fortemente personale che il regista imprime all’opera, un racconto napoletano in ogni sua parte e in ogni suo componente che celebra la ribellione alla violenza e al dominio del piu grande esercito del mondo, quello tedesco, che occupava Napoli, una città ferita a morte che trova nel suo popolo la forza per rinascere. Un progetto ambizioso e complesso che è stato presentato prima dell’uscita  prevista per settembre della versione più lunga di circa 120 minuti con immagini reali di guerra insertate.

Un appuntamento, che ha visto la presenza oltre che del regista anche del direttore di produzione Vincenzo Delehaye, all’interno del calendario degli incontri aperti al pubblico nell’ambito del laboratorio di produzioni  audiovisive teatrali e cinematografiche diretto dal professore e film maker Francesco Giordano presso l’Università Orientale di Napoli. Un laboratorio dall’impronta fortemente pratica e sperimentale che va al di là della lezione accademica e permette ai giovani studenti di incontrare, interagire e creare sinergie con professionisti della settima arte, aprendo spazi di azione e possibilità creative fuori dalle mura universitarie. Al centro del film di Delehaye la guerra, le difficoltà di una vita “normale”, gli amori, le passioni, i ricordi, i ragionamenti, gli ideali, l’attesa, il non volersi sottomettere alla violenza, il ribellarsi, ma anche la profonda umanità e solidarietà come caratteri dominanti. Luce e suoni costruiscono il climax narrativo. Un racconto per immagini, dall’impronta fortemente teatrale che restituisce una visione intimista di quei terribili giorni, quelli del ’43 e in particolare di quelli vissuti In un appartamento del Quartiere Vomero della Città di Napoli (nel Palazzo Pennarola, in Via Giovanni Merliani, 17, divenuto poi 19), alla fine di settembre  durante le Quattro Giornate di Napoli, quando si intrecciano le storie e i destini della Famiglia de: ‘o Professore Luigi (interpretato da Mariano Rigillo), di sua moglie Elena (Maria Rosaria Virgili) e del loro figlio Eduardo (Massimo Masiello), con quella  di rifugiati politici antifascisti: Davide (Patrizio Rispo), sua moglie Eva (Lucianna De Falco) e la loro figlia Alessandra (Maria Angela Robustelli), che sono da loro ospitati clandestinamente. A loro si affiancheranno tanti altri personaggi, che nelle loro peculiarità comporranno quel mosaico esistenziale che contraddistingue oggi come allora la napoletanità. Il fil rouge è senza dubbio il dramma, la popolazione è stremata, ma all’interno delle famiglie la speranza mescolata alla forza e al coraggio garantiranno la salvezza.

“È una pagina importantissima della nostra storia che merita di essere narrata e di non cadere nell’oblio. La memoria storica è fondamentale per mantenere la nostra identità e per i giovani che hanno urgenza di conoscere il proprio passato”. Le parole di  Arnaldo Delehaye, uomo di cinema ma anche di televisione e teatro da oltre 40 anni,  appaiono quasi come un invito e un monito insieme affinché si ridestino le coscienze dal torpore. A raccontare aneddoti, scelte stilistiche e tecniche, peculiarità delle riprese del mediometraggio anche Vincenzo Delehaje e gli scenografi dell’opera Francesco Davide e Renato Delehaye presenti all’incontro, a cui ha preso parte anche Domenico Formato, che interpreto’ lo scugnizzo dodicenne nel film di Nanny Loy .

Il cinema, gli audiovisi e i media a più larga scala sono uno strumento con cui si può veicolare la storia, far riflettere, indagare nell’animo umano e dentro sé stessi, sono uno strumento che apre possibilità.
Un incontro molto stimolante e vivo per gli studenti del laboratorio del professore Giordano, sempre più coinvolti e partecipi all’interno degli incontri- lezione sperimentali che si rivelano sempre più produttivi e fervidi anno dopo anno, confermandosi una formula vincente.
Arnaldo Delehaye è il regista del film ma anche sceneggiatore insieme a Ettore Zito; Produttore Esecutivo è Elena Trinchera; Direttore di Produzione è Vincenzo Delehaye; Direttore della Fotografia: Ettore Zito; Scenografi: Francesco Davide & Renato Delehaye con le musiche originali di Antonello Guetta e Tony Iglio
Da sottolineare la partecipazione straordinaria attraverso un cameo di Anna Teresa Rossini e Domenico Formato

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