Arrestata anche la mamma del piccolo Giuseppe

Bimbo ucciso dal patrigno, i giudici: «Madre non impedì violenze»
Valentina Casa, 30 anni, madre di Giuseppe Dorice, il piccolo di 6 anni ucciso di botte, non ha cercato di impedire le violenze del compagno Tony Essobti Badre sui figli. La donna ora è indagata per omicidio ai danni del figlio, tentato omicidio verso la figlia e maltrattamenti nei confronti dei tre bambini, reati aggravati dalla crudeltà, dai futili motivi e dall’abuso delle relazioni domestiche.
La 30enne è indagata per omicidio ai danni del figlio: «Una turpe complicità fatta di inerzia e di colpevoli silenzi»
La 30enne «Rimaneva inerte mentre il compagno colpiva i figli con efferata violenza»: con questa accusa finisce in carcere per concorso in omicidio la madre del piccolo Giuseppe,Tony Essobti Badre, già in cella dalle ore subito successive al delitto.
Un quadro agghiacciante quello tracciato nell’ordinanza del suo arresto. Tanto che, condanna il giudice, se Tony Essobti Badre è «un lupo da eliminare con un tratto di penna, la madre non è migliore».
Dalle lunghe indagini si evince che Valentina aveva cercato di coprire il compagno, ingatti sembrerebbe che nei giorni successivi alla tragedia Valentina Casa aveva cercato di aiutare Tony Essobti Badre, mettendosi d’accordo con lui su cosa dire agli investigatori.
Agli inquirenti «non riferì immediatamente che Tony era stato l’autore di quello scempio», arrivando invece a «negare la violenza» che si manifestava periodicamente su quei poveri bambini. Nella nota della Procura si legge: «L’indagata, secondo la ricostruzione investigativa, provava invece a ripulire il sangue uscito dalle ferite dei figli con dei teli lasciati in bagno, occultava all’interno della pattumiera le ciocche di capelli strappate dal compagno alla figlia e, all’atto di intervento degli operanti, non riferiva immediatamente che Tony era stato l’autore di quello scempio, negava piuttosto la violenza già perpetrata all’indirizzo dei bambini».
Tutte le violenze sui bambini, erano state possibili solo per colpa del comportamento della madre, che non si è opposta e anzi ha avuto una «turpe complicità fatta di inerzia e di colpevoli silenzi» si legge nell’ordinanza. Come nel caso dell’ultimo massacro, quello fatale. La decisione inoltre di non chiamare il 118 era stata condivisa, come ha detto anche Essobti Badre, fratelo di Tony.
Nell’ordinanza si vuole specificare anche l’atteggiamento ad oggi delle piccole sopravvissute alla tragedia.
La più grande, quella trasportata di emergenza al Santobono, non l’ha mai più vista, mentre la più piccola non vuole lasciare il centro dove è ospitata: dice che vuole diventare grande nella sua nuova casa e che della madre non vuole più sapere nulla.
Il giudice evidenzia anche il comportamento della donna. La sua vita prosegue come se nulla fosse successo, tra serate nei locali di Sorrento e l’ansia per l’uscita dell’ultimo film al cinema.

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