Armando Del Re resta in carcere: il gip ha convalidato il suo fermo

“We got him”, “lo abbiamo preso”, così  proruppe l’ex Presidente degli Usa Barack Obama  mentre seguiva in tempo reale dalla Situation Room le teste di cuoio che entravano in azione la notte del 1°maggio 2011,  sorta di “anteprima”  di quella notizia che il mondo attendeva da anni, precisamente dall’11 settembre del 2001: Osama bin Laden, l’uomo all’epoca più ricercato al mondo per essere stato la mente degli attentati suicidi dell’11 settembre, era stato finalmente stanato ed ammazzato durante il blitz dei Navy Seals, le forze speciali statunitensi, all’interno del suo bunker nel compound di Abbottabad in Pakistan. Ebbene, anche  gli italiani  lo hanno idealmente pronunciato con la stessa soddisfazione dell’ex inquilino della Casa Bianca quando venerdì scorso, ad una settimana dai drammatici fatti di Piazza Nazionale, le agenzie di stampa hanno incominciato a divulgare la notizia che gli investigatori che gli davano la caccia avevano finalmente bloccato il sicario che sparando all’impazzata in mezzo alla folla aveva gravemente ferito anche la piccola Noemi. E’ stato intercettato in un’area di servizio presso Siena, diretto al Carcere di massima sicurezza dove è rinchiuso da otto anni il padre per chiedergli aiuto. Armando Del Re, questo il nome del killer di Piazza Nazionale, 29 anni, amorevole padre di 4 figli, con la passione per il calcio e la musica disco, infatti, è “figlio d’arte”. Il padre Vincenzo, detto “a’pacchiana”, insieme ai fratelli Cristofaro e Roberto, era un luogotenente del clan Di Lauro per conto del quale gestiva le piazze di spaccio di Giugliano e Melito. Non solo, era anche il referente del clan per l’approvvigionamento e la distribuzione di coca ed altre sostanze stupefacenti per l’area Nord di Napoli. Era così abile nel tagliare la droga da riuscire a ricavare dosi soprannumerarie che poi rivendeva ai pusher attivi nel Parco Verde di Caivano. Con Armando agli arresti anche il fratello Antonio, 18 anni, fermato a Nola, che gli ha fornito supporto logistico durante il raid e lo ha aiutato a darsi alla fuga. Eppure durante l’interrogatorio di garanzia Armando Del Re ha negato ogni addebito fornendo persino un alibi: in quelle fatidiche ore si trovava a casa con la moglie. Alibi che non ha convinto il gip che ha convalidato il suo fermo. Ad inchiodarlo, oltre alla testimonianza di una teste che ha preso nota dei primi tre numeri della targa moto utilizzata dal killer per recarsi sul luogo dell’agguato, risultata rubata ed abbandonata ad un 1 km di distanza dalla scena del crimine, l’andatura goffa, appesantita, quasi fantozziana, simile a quella dell’uomo immortalato nei filmati delle telecamere di videosorveglianza ed una perizia antropometrica. Nel frattempo gli inquirenti continuano a scavare nel passato del vero bersaglio dell’agguato, il 32enne Salvatore Nurcaro, con precedenti per bancarotta fraudolenta e con legami con il sottobosco dell’usura, alla ricerca del possibile movente. Per quanto non venga ancora scartata l’ipotesi del movente passionale, gli inquirenti sono orientati a credere che alla base del tentato omicidio ci sia un debito di droga non onorato anche perché il Nurcaro è stato pedinato a lungo prima che Armando Del Re desse esecuzione all’ordine di ammazzarlo impartitogli dal padre, motivo per cui gli inquirenti contestano al rampollo dell’ex ras dei Di Lauro anche l’aggravante della premeditazione.

 

 

 

 

 

 

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