Addio di Renzi al Pd, Zingaretti: “Un errore”. Salvini: “Lasciamo ad altri vecchi giochi”

Quello che si vociferava da tempo nelle segrete stanze del potere è diventato realtà, Matteo Renzi ha rotto gli indugi, ed in anticipo rispetto alla tempistica indicata pochi giorni fa, ovvero la convention dei renziani alla “Leopolda”, ha telefonato al Premier Giuseppe Conte per comunicargli la volontà di abbandonare il Pd, rassicurandolo comunque sul sostegno al governo, per formare un gruppo autonomo alla Camera, dove può contare su un drappello di 25 fedelissimi, mentre al Senato sarà costretto a confluire nel gruppo misto perché il relativo regolamento non consente di formare un gruppo autonomo a chi non si è presentato alle elezioni. Tuttavia manca ancora l’ufficialità che, visto il fascino che esercita sull’ex Premier la telecamera, non potrà che avvenire in quella che da tempo è considerata la “Terza Camera”, cioè il salotto di Porta a Porta, con padrone di casa l’immarcescibile Bruno Vespa. Dopo gli appelli di alcuni suoi fedelissimi, come il sindaco di Firenze Dario Nardella, a recedere da tale proposito in nome dell’unità del partito, il primo commento ufficiale è del segretario dem Nicola Zingaretti che in tweet, oltre a manifestare dispiacere per la defezione dell’ex segretario, bolla come un errore tale iniziativa di Renzi: “Ci dispiace. Un errore. Ma ora pensiamo al futuro degli italiani, lavoro, ambiente, imprese, scuola, investimenti. Una nuova agenda e il bisogno di ricostruire una speranza con il buon governo e un nuovo PD”. Dal segretario in carica ad un ex segretario: anche Maurizio Martina, che si autodefinisce un “ultras dell’unità”, invita Renzi a ritornare sui propri passi dal momento che “questa destra che è ancora tanto forte e radicata nel Paese” lanciando nel contempo la proposta di “una grande costituente per rilanciare la missione originaria”. Naturalmente, il commento più sarcastico non poteva non essere che quello del leader della Lega Salvini: “Lasciamo ad altri vecchi giochetti e polverose manovrine di palazzo che nessuno capisce: qui c’è il popolo, libero, forte e sorridente. E possono rimandarlo finché vogliono ma alla fine il giudizio popolare arriva! Siete pronti?”. In realtà, il leader della Lega gongola per l’insperato assist dell’ex Premier che con la sua uscita dal Pd avvalora ciò che l’ex Ministro dell’Interno sostiene dall’esplodere della crisi del primo governo Conte e cioè che l’esecutivo giallorosso, che ha avuto tra i suoi principali sponsor proprio Renzi, è nato solo per evitare il ritorno immediato alle urne. Molto più agevole, infatti, il parto di una nuova formazione politica quando si può già contare su un consistente numero di parlamentari, con il relativo peso specifico non indifferente all’interno dell’alleanza di governo, che quasi sicuramente, dato il cambio della guardia al timone del Pd, non sarebbero stati riconfermati in caso di elezioni anticipate. Altro che mettere da parte le ruggini con i grillini per sterilizzare l’aumento dell’Iva, per evitare la recessione, per lo sviluppo, per la crescita, per il lavoro, per inaugurare la stagione della speranza dopo 14 mesi di governo gialloverde contraddistinti dall’odio e dal rancore!

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