Smiley al Nuovo Teatro Sanità

Nuovo teatro Sanità, in scena “Smiley”. Il regista Rosario Sparno, insieme alla compagnia del Nuovo Teatro Sanità, mette in scena il brillante testo di Guillem Clua, giovane  e brillante autore spagnolo, un testo  tradotto e rappresentato in Spagna, Cile, Grecia, Germania e a Cipro. I protagonisti nella versione italiana sono interpretati da Carlo Caracciolo e Riccardo Ciccarelli, in scena insieme a un coro greco formato dagli attori della compagnia giovane del teatro (Vincenzo Antonucci, Ciro Burzo, Lola Bello, Mariano Coletti, Giampiero De Concilio, Antonio Della Croce, Simone Fiorillo, Gaetano Migliaccio, Nicola Orefice).

Lo spettacolo, al suo primo debutto in Italia, è una commedia romantica che racconta l’amore vissuto ai tempi delle emoticon, come lo “smiley” che ha ispirato il titolo del testo, e delle, ormai diffusissime, app per fare nuovi incontri.  L’app in questione, che fa da fulcro all’intero racconto,  è Grindr, la prima applicazione dedicata agli incontri gay e bisessuali, grazie a cui i due protagonisti si conoscono e cominciano a chattare gratuitamente e senza troppi  freni inibitori.

Lo spettacolo intende raccontare la nuova fisionomia assunta dalla nostra società e le nuove modalità di relazione tra individui che vivono e sentono in maniera diversa l’amore che, comunicato ormai soltanto con emoticon e app, fa fatica ad essere espresso, nascosto dietro il silenzio di due punti, un trattino e una parentesi chiusa. In fondo si può dire di tutto e fingersi qualsiasi cosa dietro lo schermo di un cellulare, rapporti in cui non sempre l’onesta la fa da padrona.

 

Il regista Rosario Sparno ha raccontato, a proposito del suo Smiley: «Dopo aver incontrato la vitalità dirompente degli attori e di tutta la compagnia che abita il Nuovo Teatro Sanità, ho pensato di far nascere qui Smiley, di raccontare con loro, con i giovani che fanno teatro nella nostra città, questa storia d’amore nata in Spagna, ma che potrebbe essere nata anche qui, alla Sanità».

Napoli come Barcellona in questa vicenda ma fatto sta  che potrebbe essere ambientata ovunque, perché l’amore e le sue dinamiche sono universali, ma soprattutto perché l’amore vissuto con gli emoticon e con le app, per incontrarsi e comunicare, è un sentimento che fa fatica ad esprimersi davvero.

I giovani attori riescono a tenere benissimo il palco e godono di una forte credibilità che talvolta persino attori ben più navigati di loro non hanno e  complimenti anche all’autore del racconto, per nulla banale pur utilizzando tutti i luoghi comuni della comunità LGBT, si imbatte negli stereotipi ma non ne esce sconfitta, anzi.

 

Infine basta ricordarsi che a volte basta solo un sorriso per tornare ad essere felice, e che dietro un semplice smiley c’è una storia molto più profonda che si vuole raccontare.

Marco Assante Autore

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