Dalla terra al prodotto finito. Continua il viaggio nella ceramica

Continua il viaggio nell’antico mondo della ceramica; uno degli oggetti più arcaici  che le mani  dell’uomo abbiano creato, sono i contenitori in argilla, come vasi, tazze, giare, orci, vasellame, etc..

Cominciamo con la tecnica più antica, quella che si perde nella notte dei tempi: il colombino o lucingolo, termine usato per indicare una particolare lavorazione dell’argilla da parte delle popolazioni del Sud America ed esteso anche all’artigianato delle popolazioni europee; si inizia preparando i bigoli (strisce cilindriche di argilla) facendo roteare l’argilla tra il palmo della mano e la superficie del tavolo.

La magia di questa tecnica è che dopo aver plasmato la base di circa un cm. e realizzato il manufatto, mettendo i bigoli l’uno sull’altro, questi si legano con la barbottina (argilla allo stato cremoso) che funge da collante, creando così dei pezzi fantastici. Questo processo viene ancora oggi utilizzato per la costruzione di grandi vasi che possono raggiungere l’altezza anche di un metro e mezzo.

Questa tecnica è stata superata in seguito dall’uso del tornio: il più antico macchinario inventato per la lavorazione della ceramica.

La tornitura permette di foggiare solo pezzi che abbiano forma circolare.

Per foggiare un vaso al tornio, sicuramente, abbiamo bisogno  di una buona argilla che sia sufficientemente plastica; dopo averla  bene impastata, si crea una palla, che verrà attaccata al centro della girella del tornio.

Questa è la fase più accattivante: l’argilla, mentre gira sul tornio, viene manipolata da abili mani che con l’aiuto dell’acqua cercano di “domarla”; si procede alla centratura, fase importante per la riuscita del pezzo. Mentre la creta ruota, le dita con movimenti delicati, accarezzano l’argilla, che alzeranno le pareti del manufatto modellando così la forma desiderata.

Successivamente con l’ausilio di utensili come stecche di legno o liscette di ferro, si rifinirà al meglio la forma e con un cavetto di acciaio si taglierà la parte sotto del vaso per poterlo staccare dal tornio.

Quando avrà la  durezza del cuoio, allora sarà il momento adatto anche per attaccare manici o altro; poi, bisogna lasciarlo essiccare e poi cuocerlo. A questo punto  il manufatto è pronto.

 

 

 

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Raffaele Mele Autore

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