Il corallo tra mito e realtà

La storia del corallo è legata a diverse leggende; la più diffusa è quella del celebre poeta  Ovidio, secondo cui il corallo rosso nacque dal sangue di Medusa, una delle Gorgoni, quando fu decapitata da Perseo. Così, il sangue di Medusa pietrificò alcune alghe con cui venne a contatto che divennero di colore rosso, trasformandosi in corallo. Le sue origini sono molto antiche, già nel 700 a.c. nell’Antica Roma, il corallo viene utilizzato come medicinale, infatti, si coprivano i neonati con rametti di corallo grezzo, la cui polvere serviva a prevenire le crisi epilettiche, gli incubi ed i dolori della dentizione. Spostandoci in avanti, nell’anno 1000, il corallo ha ancora la funzione di amuleto specifico dell’infanzia, e la presenza di rametti cruciformi unì il significato del corallo, con le sue capacità apotropaiche, rendendo così questo oggetto,  un amuleto contro il demonio. Nel 1400, inizia a cambiare la destinazione e l’uso, infatti, viene pescato in grandi quantità e lavorato a Torre del Greco che già iniziava ad essere un luogo importante per quest’ attività molto redditizia; nel 1500, invece, vengono abbandonate le credenze popolari o leggendarie per dare spazio alla bellezza di questi oggetti e alla bravura degli artigiani che riuscivano a creare oggetti meravigliosi e splendidamente rifiniti. Continuiamo il nostro viaggio nel tempo ed arriviamo al 1600 in cui si producono oggetti ancora più raffinati destinati alle corti italiane e spagnole. Poi, nel 1700, Torre del Greco, che già nel 1400 occupava un importante spazio per la lavorazione del corallo, diventa il più importante polo per la lavorazione e produzione di questo materiale, tanto che il Re Ferdinando di Borbone per favorire lo sviluppo dell’artigianato, ridusse l’imposta sul corallo grezzo importato; solo nel 1800 Ferdinando IV di Borbone riuscì ad aprire, a Torre del Greco, la prima fabbrica di produzione del corallo che iniziò ad essere notevolmente richiesto non più per la fabbricazione di oggetti sacri  ma per la produzione di  elementi decorativi e di uso comune come pettini, fermagli e tagliacarte, che servivano ad abbellire le abitazioni della borghesia emergente. Così i pescatori di corallo di Torre, si avventurarono fino alle coste dell’Africa, confermando il primato di principale centro della lavorazione del corallo in Italia.

Ci avviciniamo ai giorni nostri e nel 1876, l’on.Giovanni Della Rocca,  riuscì a far  istituire, la Scuola d’Incisione sul Corallo e di Disegno artistico industriale, a Torre del Greco  che divenne uno dei centri produttivi mondiali per la lavorazione del corallo e delle conchiglie;  oltre all’orgoglio per il primato ottenuto, c’era anche l’obiettivo di formare i giovani all’arte dell’incisione. La scuola napoletana, infatti, mantiene ancora oggi il primato per le più sofisticate lavorazioni del cameo e del corallo.

Oggi il corallo viene estratto anche nel Golfo di Napoli, vicino Capri e nei pressi di Ischia, e lavorato sulle coste della Regione. E’ stato studiato che il corallo è un esoscheletro calcareo delle colonie di alcuni celenterati antozoi ottocoralli, che cresce in acque limpide, non inquinate e temperate. Ne esistono diversi tipi con varie tonalità di colore che vanno dal rosso al bianco, blu, marrone e nero, anche se il corallo del Mediterraneo è rosso. I più pregiati sono il moro, dal colore rosso cupo, e quello dal colore rosa pallido e delicato chiamato “pelle d’angelo”. A Napoli, nella galleria Umberto I, nel San Ferdinando, è possibile visitare il famoso Museo del corallo, le cui collezioni ripercorrono la storia della produzione e lavorazione del corallo attraverso documenti originali e significative creazioni di oggetti dall’Ottocento fino ad arrivare al moderno ed al contemporaneo.

 

 

 

in collaborazione con:

Raffaele Mele Autore

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