Si nota all’imbrunire (Solitudine da paese spopolato)di Lucia Calamaro con Silvio Orlando al teatro Bellini di Napoli dal 3 al 12 maggio

Silvio Orlando torna al Teatro Bellini con un lavoro scritto e diretto da Lucia Calamaro, vincitrice di 3 premi UBU.

In scena un padre, Silvio, 3 figli e 1 fratello che si riuniscono nell’isolata casa di campagna in occasione della messa in commemorazione dei dieci anni dalla morte della moglie di Silvio Orlando e madre dei suoi tre figli.

Silvio in quella casa di campagna ci vive da solo e in quella solitudine che ha coltivato un amore, forse malsano, forse necessario nei confronti dell’alienazione più profonda . In questo estraniamento ha coltivato un bel numero di manie, dovute anche all’età avanzata e allo stare solo, tra cui quella di non voler stare più in piedi e di camminare il minimo indispensabile , a testimonianza del fatto che la noia e l’ozio sono il peggiore di tutti i mali come affermavano scrittori come Giacomo Leopardi e filosofi come Arthur Schopenhauer.

I figli che tornano a trovarlo per questa ricorrenza poi sembrano assecondare il padre e non se ne preoccupano poi troppo.   Colpisce di come Silvio resti comunque solo anche in mezzo alla gente, che sono poi i suoi figli e i suoi cari, e questo fa emergere di come ci si abitui amaramente alla solitudine e che si può essere alienati ed estranei tra la “folla”.

 

La regista Lucia Calamaro è stata bravissima nel far emergere il tema della solitudine sociale, usando comunque una pungente ironia, che di fatto, ha reso la messa in scena dello spettacolo per niente pesante, nelle sue oltre due ore di durata, il tutto grazie a dialoghi sagaci, per niente banali e soprattutto ben interpretati da tutto il cast attoriale. I personaggi sono tutti ben costruiti nel loro essere alquanto bizzarri e con abitudini particolari quanto il protagonista, ogni figlio ,cosi come lo zio,  ha la sua peculiarità e morbosità,  Silvio che nonostante la sua verve, sogna al di là di quello che dice ed è dannatamente legato al suo passato (la moglie scomparsa, un fantasma che aleggia anche se assente durante tutto lo show)  Tra una battuta e l’altra il  boccone amaro della solitudine sembra scendere giù più dolce ma fa comunque riflettere lo spettatore sia durante che dopo lo spettacolo.

 

A tal riguardo la regista ha dichiarato sullo spettacolo «Ci piace pensare che gli spettatori, grazie a un potenziale smottamento dell’animo dovuto speriamo a questo spettacolo, magari la sera stessa all’uscita, o magari l’indomani, chiameranno di nuovo quel padre, quella madre, quel fratello, lontano parente o amico oramai isolatosi e lo andranno a trovare, per farlo uscire di casa. O per fargli solamente un po’ di compagnia».

Piace pensare che questo sia tutto vero e che gli spettatori più sensibili si siano lasciati trascinare nella vicenda a tal punto da riavvicinarsi a chi ha perso di vista per un motivo o per un altro.

Marco Assante Autore

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