L’altro volto del male: crimini in rosa

Il cosiddetto sesso debole, è veramente così debole?

Inizia il nostro excursus attraverso i penitenziari ed il crimine, che ci conduce verso un aspetto del male per certi versi, oscuro: “La natura femminile”.
Secondo alcuni pregiudizi comuni ed in particolare maschili, la donna, sarebbe meno aggressiva dell’uomo; invece, oggi, le donne si sono emancipate, sotto tutti i punti di vista, anche in quanto a delitti e crimini in genere. Dalle statistiche è, infatti, emerso che i reati commessi dalle donne, sono in notevole aumento; negli USA, tra il 1988 e il 1997, il loro numero è cresciuto dell’83% mentre, nel Regno Unito, il numero delle detenute negli anni ’90, è cresciuto del 100%. Ciò significa, spiegano gli esperti, che anche la natura femminile è capace, quanto quella maschile, di violenza. Le criminali, rappresentano un campione di popolazione scarsamente studiato, perché la donna è sempre stata ritenuta, meno capace dell’uomo di commettere atti delittuosi; oggi, le donne si sentono più libere di esprimere pulsioni antisociali, represse per troppo tempo. C’è stata, dunque, una vera e propria escalation della “violenza al femminile”. Le cause possono essere molteplici ma, sicuramente, il declino di un’educazione repressiva ha mutato sia la  frequenza, sia il significato di gesti estremi, in particolare dell’omicidio. Nell’ 800, i delitti femminili erano in maggioranza, passionali e servivano alle donne per la conquista di una libertà negata; oggi, invece, le assassine sono soprattutto giovani e, spesso, uccidono perché non riescono ad elaborare le emozioni di fronte alle quali le pone la vita. Infatti, le loro vittime sono, nella maggior parte dei casi, familiari, amici stretti, la coppia o la cerchia di conoscenti, cioè, tutti quegli ambiti in cui si vivono le emozioni più intense. Inoltre, in determinati strati sociali o alcuni tipi di società meno progrediti, gli spostamenti e i rapporti delle donne con il mondo esterno, sono molto limitati, ecco perché la maggior parte delle reazioni distruttive sono riversate nell’ambito familiare, nella propria casa. Gli atti violenti contro di sé e i familiari sono, solitamente, commessi da coloro che soffrono di disturbi affettivi o da coloro che presentano sintomi di depressione; ad esempio, la madre che uccide il figlio, lo fa perché nella sua visione totalmente pessimistica, è  sicura che egli avrà una vita tormentata, di sofferenza e, di fronte a questa prospettiva, preferisce ucciderlo.
Ma i principali motivi che spingono una donna a delinquere, possono essere visti come ribellione ad una figura autoritaria,  pressione del gruppo, dipendenza da stupefacenti, emulazione, richiesta di attenzione o di affetto, ossessioni, legittima difesa e tutela della prole; tuttavia, le donne uccidono molto meno degli uomini; ad esempio, da uno studio effettuato, è emerso che, in Italia, solo il 10% degli assassini è donna, dato questo che sembra stia aumentando, a causa dello stile di vita, frenetico che conduciamo.
Oltre agli omicidi, non sono da sottovalutare altre due categorie di reato commessi sempre dalle donne: il terrorismo e le rapine. C’è, però, la convinzione che alcune di queste donne vengano istigate, picchiate, terrorizzate e, quindi, costrette a commettere atti criminali ma in condizioni differenti, non sarebbero da ritenersi soggetti pericolosi. Infine, nonostante tutto, le donne che delinquono, solitamente, ottengono, rispetto agli uomini, pene più leggere, forse perché come sosteneva il filantropo inglese, lord  Waldorf Astor, “La vita di ognuno di noi inizia con una totale dipendenza da una donna. La sola idea che questo possa un giorno trasformarsi in un nemico, è terrificante”.

Odile Mannini

Odile Mannini Autore

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