Museo di Capodimonte, grande mostra dedicata al periodo di Caravaggio a Napoli

Grande mostra su Caravaggio al Museo di Capodimonte a partire dal 12 Aprile al 14 luglio dedicata al periodo napoletano del pittore che va dal 1606 al 1610: soli 4 anni ma che segnano la firma di suoi grandi dipinti, anche in seguito alla fuga del pittore da Roma, dopo l’uccisione di Ranuccio Tomassoni, al termine di una disputa ( tutto questo è possibile leggerlo all’interno dello spazio della mostra, siccome in ogni stanza vi son descrizioni del preciso anno napoletano dei 4 del Caravaggio)

Caravaggio visse a Napoli complessivamente diciotto mesi, nel 1606 e poi nel 1609 per circa un anno, fino alla morte avvenuta a Porto Ercole nel viaggio di ritorno verso Roma nel luglio del 1610. Il Museo e Real Bosco di Capodimonte e il Pio Monte della Misericordia raccontano questo tempo e la sua eredità nella mostra ‘Caravaggio Napoli’, curata da Maria Cristina Terzaghi e dal direttore del museo Sylvain Bellenger.

Insieme alle opere del noto pittore sono esposte anche le tele di Giovan Bernardo Azzolino, Giovanni Baglione, Battistello Cracciolo, Jusepe de Ribera, Fabrizio Santafede, Massimo Stanzione, Tanzio da Varallo.
Caravaggio, infatti, visse a Napoli tra il 1606 e il 1610 e questi anni furono fondamentali per le sue opere: a questo periodo risalgono Le Sette opere di Misericordia, La Flagellazione, il Martirio di San’Orsola e il Giovan Battista (attualmente alla Galleria Borghese di Roma). Si può pensare che il capoluogo partenopeo possa essere stato da ispirazione alla realizzazione di questi dipinti del Caravaggio.

Durante questi anni Caravaggio lanciò il cosiddetto “naturalismo caravaggesco“, diffusosi, poi, in tutta Europa. Caravaggio è famoso in tutto il corpo per il dinamismo che ha dato agli uomini nei suoi dipinti, con i muscoli tanto tesi da sembrare quasi veri. Si dice che il Caravaggio per questo studio cosi minuzioso sui corpi, in un epoca scientifica certamente diversa da quella in cui ci troviamo oggi, prendesse ad esame cadaveri dai cimiteri, il tutto per rendere autentica la sua arte e i corpi.

La mostra “Caravaggio a Napoli” che si tiene al Museo di Capodimonte è pensata come esperienza intimistica, in stanze buie e arredamento scarno, questo perché con opere come quelle non c’è bisogno d’altro per riempire la sala. Ogni stanza poi comunica con l’altra attraverso delle finestre, per spiare e avere il controllo di tutta la zona. Per dipingere occorre avere tanta luce e cosi anche per guardare eppure questo scuro vanno in perfetto contrasto coi colori del Caravaggio.

Marco Assante Autore

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